DI ANDREA LAVAZZA da "Avvenire" 15/07/08 | |||
mercoledì 30 luglio 2008
Stato vegetativo - La scienza dimostra: quei pazienti consapevoli�
martedì 29 luglio 2008
Rosario meditato
“Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”.
Benedetto XVI
(Sydney, Omelia della S. Messa conclusiva della GMG 2008)
Benedetto XVI
(Sydney, Omelia della S. Messa conclusiva della GMG 2008)
Mercoledì 30 luglio - ore 21
Chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse
a Genova
S. Rosario meditato
per Eluana Englaro
Chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse
a Genova
S. Rosario meditato
per Eluana Englaro
Ufficio per la Famiglia e la Vita Genova
La vicenda di Eluana Englaro riguarda tutti noi
Sia perché sarebbe la prima volta in Italia che una persona viene fatta morire di fame e di sete, sia perché il suo caso viene usato per colpire emotivamente l’opinione pubblica per promuovere una legge sul testamento biologico che altrimenti, se affrontata razionalmente, non sarebbe motivata dal sentire del popolo italiano.
La sentenza della Corte d’Appello di Milano che consente al padre di staccare il sondino di alimentazione si basa sulla ricostruzione di una presunta volontà di Eluana. La ragazza avrebbe preferito morire piuttosto che vivere paralizzata - affermazione peraltro da cui dissentono le testimonianze di due amiche e del professore di filosofia.
In ogni caso, la morte di Eluana passerà attraverso quindici giorni di agonia per mancanza di acqua e di cibo. Eluana ha mai detto di preferire questo “passaggio”? Non è questa un’eutanasia mascherata, un passo fondamentale e necessario da fare verso il traguardo ideologico della legalizzazione della “dolce morte” – il tutto sulla pelle di una donna che non può far sentire la propria voce?
Dare cibo ad una persona, anche se attraverso un sondino gastrico, non è accanimento terapeutico. Infatti, una volta tolto il sondino, per la morte di Eluana saranno necessarie due settimane di agonia. E la morte sarà per fame e sete. Non per altro.
Inoltre, le consocenze mediche sullo stato vegetativo permanente sono tuttora limitate, come dimostrano le invocazioni al miracolo quando si verificano casi di “risvegli” anche dopo anni di incoscienza.
Desumere la volontà di una persona da sue vaghe affermazioni passate non è sufficiente per poter disporre di alcun suo bene materiale. Ad esempio, non posso essere privato di un’auto solo perché ho detto che non mi piace. La vita di una persona ha meno garanzie giuridiche – cioè vale meno - di una sua auto?
Il padre di Eluana sottolinea come si trattasse di una ragazza sempre piena di vita e trova questo in netta opposizione con il suo stato attuale. Si potrebbe rispondere che in realtà proprio lo stato attuale conferma misteriosamente la passione di Eluana per la vita. In ogni caso, perché Eluana deve pagare per la comprensibile sofferenza del padre? E se questa sofferenza è veramente profonda, potrà ragionevolmente placarsi con l’atto di dare la morte alla figlia? Con l’estrema violazione della dignità e libertà della figlia?
In realtà, chiunque di noi vede la sofferenza e anche solo l’invecchiamento come un peggioramento della propria condizione, quindi possibilmente da evitare. Ma noi non possiamo decidere tutto, neanche su noi stessi. Non possiamo auto-determinarci. L’idolo dell’autodeterminazione è un’illusione e come tale è pericoloso, come la droga per evadere dalla realtà, come il guadagno facile per eludere la fatica. Questa è la condizione umana. Possiamo ragionevolmente pretendere di cambiarla? ....
Questa negazione della condizione umana è estranea alla grande tradizione culturale europea.
Non solo di quella cristiana, secondo cui nella sofferenza si attua misteriosamente la condivisione della passione di Cristo e la compartecipazione alla sua opera redentrice.
Ma anche di quella classica greca, per la quale la sofferenza, anche ingiustamente subita, era vista come elemento di purificazione ed elevazione spirituale.
Si dice che quello di Eluana è un caso estremo. Ma non lo è. Sia perché la donna non è morente. Sia perché sulla sua condizione - a differenza della comprensibile sofferenza di chi le sta vicino – sappiamo ben poco. E comunque, passando di caso estremo in caso estremo, abbassiamo sempre di più la barriera. ...
In questa situazione, cosa fanno i cattolici? Innanzitutto, c’è chi ha già fatto molto....
Gli altri devono affrontare la situazione con lucidità e coraggio. Devono operare pubblicamente affinchè sia riconosciuto che il valore della persona non è soggetto all’arbitrio delle opinioni e delle emozioni. Non è legato ad una presunta perfezione, ad una vitalità, forza e capacità produttiva che sono necessariamente temporanee.
Si obietterà che i cattolici non possono imporre i propri valori e le proprie scelte. In realtà ogni azione politica esprime una visione del mondo (o è il compromesso tra più di una) e quindi si fonda su un giudizio sulla realtà. E scopo della legge è proprio quello di difendere ragionevolmente i deboli dall’arbitrio dei forti. Quindi, è bene impegnarsi perché la vita sia rispettata, senza discriminazioni nei confronti di chi non è auto-sufficiente, di chi non sa comunicare, di chi potrebbe essere visto solo some un peso per la nostra società (e qui il cerchio degli interessati si potrebbe allargare drammaticamente).....
La sentenza della Corte d’Appello di Milano che consente al padre di staccare il sondino di alimentazione si basa sulla ricostruzione di una presunta volontà di Eluana. La ragazza avrebbe preferito morire piuttosto che vivere paralizzata - affermazione peraltro da cui dissentono le testimonianze di due amiche e del professore di filosofia.
In ogni caso, la morte di Eluana passerà attraverso quindici giorni di agonia per mancanza di acqua e di cibo. Eluana ha mai detto di preferire questo “passaggio”? Non è questa un’eutanasia mascherata, un passo fondamentale e necessario da fare verso il traguardo ideologico della legalizzazione della “dolce morte” – il tutto sulla pelle di una donna che non può far sentire la propria voce?
Dare cibo ad una persona, anche se attraverso un sondino gastrico, non è accanimento terapeutico. Infatti, una volta tolto il sondino, per la morte di Eluana saranno necessarie due settimane di agonia. E la morte sarà per fame e sete. Non per altro.
Inoltre, le consocenze mediche sullo stato vegetativo permanente sono tuttora limitate, come dimostrano le invocazioni al miracolo quando si verificano casi di “risvegli” anche dopo anni di incoscienza.
Desumere la volontà di una persona da sue vaghe affermazioni passate non è sufficiente per poter disporre di alcun suo bene materiale. Ad esempio, non posso essere privato di un’auto solo perché ho detto che non mi piace. La vita di una persona ha meno garanzie giuridiche – cioè vale meno - di una sua auto?
Il padre di Eluana sottolinea come si trattasse di una ragazza sempre piena di vita e trova questo in netta opposizione con il suo stato attuale. Si potrebbe rispondere che in realtà proprio lo stato attuale conferma misteriosamente la passione di Eluana per la vita. In ogni caso, perché Eluana deve pagare per la comprensibile sofferenza del padre? E se questa sofferenza è veramente profonda, potrà ragionevolmente placarsi con l’atto di dare la morte alla figlia? Con l’estrema violazione della dignità e libertà della figlia?
In realtà, chiunque di noi vede la sofferenza e anche solo l’invecchiamento come un peggioramento della propria condizione, quindi possibilmente da evitare. Ma noi non possiamo decidere tutto, neanche su noi stessi. Non possiamo auto-determinarci. L’idolo dell’autodeterminazione è un’illusione e come tale è pericoloso, come la droga per evadere dalla realtà, come il guadagno facile per eludere la fatica. Questa è la condizione umana. Possiamo ragionevolmente pretendere di cambiarla? ....
Questa negazione della condizione umana è estranea alla grande tradizione culturale europea.
Non solo di quella cristiana, secondo cui nella sofferenza si attua misteriosamente la condivisione della passione di Cristo e la compartecipazione alla sua opera redentrice.
Ma anche di quella classica greca, per la quale la sofferenza, anche ingiustamente subita, era vista come elemento di purificazione ed elevazione spirituale.
Si dice che quello di Eluana è un caso estremo. Ma non lo è. Sia perché la donna non è morente. Sia perché sulla sua condizione - a differenza della comprensibile sofferenza di chi le sta vicino – sappiamo ben poco. E comunque, passando di caso estremo in caso estremo, abbassiamo sempre di più la barriera. ...
In questa situazione, cosa fanno i cattolici? Innanzitutto, c’è chi ha già fatto molto....
Gli altri devono affrontare la situazione con lucidità e coraggio. Devono operare pubblicamente affinchè sia riconosciuto che il valore della persona non è soggetto all’arbitrio delle opinioni e delle emozioni. Non è legato ad una presunta perfezione, ad una vitalità, forza e capacità produttiva che sono necessariamente temporanee.
Si obietterà che i cattolici non possono imporre i propri valori e le proprie scelte. In realtà ogni azione politica esprime una visione del mondo (o è il compromesso tra più di una) e quindi si fonda su un giudizio sulla realtà. E scopo della legge è proprio quello di difendere ragionevolmente i deboli dall’arbitrio dei forti. Quindi, è bene impegnarsi perché la vita sia rispettata, senza discriminazioni nei confronti di chi non è auto-sufficiente, di chi non sa comunicare, di chi potrebbe essere visto solo some un peso per la nostra società (e qui il cerchio degli interessati si potrebbe allargare drammaticamente).....
Francesco Bellotti
Movimento per la vita
Genova
Movimento per la vita
Genova
lunedì 14 luglio 2008
La difesa della vita di Eluana Englaro
La Corte di Appello di Milano ha autorizzato da pochi giorni la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione per Eluana Englaro: questa decisione significa morte certa della ragazza per fame e disidratazione, la morte peggiore che possa essere inflitta ad un essere umano.
La sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione a una persona in condizioni generali stabili, in stato di coma permanente da anni, senza l’evidenza di alcun peggioramento clinico che ne indichi l’approssimarsi della fine, è eutanasia (cioè atto dal quale deriva la morte del paziente).
L’eutanasia non è oggi ammessa in Italia; neppure è ammessa dal Codice Deontologico della Professione Medica 2006: eppure un tribunale ha decretato la sua "fattibilità".
Ma Eluana è viva e la sua condizione è un mistero, non solo per noi ma anche per la medicina e la scienza. La sua presenza interroga tutti sul significato della vita.
Interroga tutti sul vero compito della medicina.
Interroga tutti su quale sia il diritto vero che deve prevalere.
Il "diritto" stabilito dalla "legge" ha prevalso.
Per ulteriori notizie e per firmare la petizione:
La difesa della vita di Eluana Englaro
La sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione a una persona in condizioni generali stabili, in stato di coma permanente da anni, senza l’evidenza di alcun peggioramento clinico che ne indichi l’approssimarsi della fine, è eutanasia (cioè atto dal quale deriva la morte del paziente).
L’eutanasia non è oggi ammessa in Italia; neppure è ammessa dal Codice Deontologico della Professione Medica 2006: eppure un tribunale ha decretato la sua "fattibilità".
Ma Eluana è viva e la sua condizione è un mistero, non solo per noi ma anche per la medicina e la scienza. La sua presenza interroga tutti sul significato della vita.
Interroga tutti sul vero compito della medicina.
Interroga tutti su quale sia il diritto vero che deve prevalere.
Il "diritto" stabilito dalla "legge" ha prevalso.
Per ulteriori notizie e per firmare la petizione:
La difesa della vita di Eluana Englaro
venerdì 11 luglio 2008
Non chiamiamola eutanasia…
tratto dal sito www.ilfoglio.it/hydepark
Caro Direttore,
Massimo Losito
Docente di Bioetica, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
Consigliere de “La Quercia Millenaria ONLUS”
Caro Direttore,
le vicende degli ultimi giorni impongono una certa chiarezza nell’uso dei termini, spesso fonte di una voluta confusione.Paradossalmente direi per iniziare di non chiamare “eutanasia” quanto proposto per Eluana Englaro; la parola, sebbene appropriata, lascia l’idea di un confronto aperto nel dibattito pubblico, convincendo quindi il singolo cittadino di stare affrontando qualcosa di nuovo, qualcosa su cui pertanto è autorizzato a maturare una propria decisione. Per favore, chiamiamolo “omicidio” (di una persona malata): sull’omicidio pochi pensano di dover elaborare un proprio convincimento.Non parliamo poi di “situazioni nuove causate dall’impressionante sviluppo della medicina tecnologica” riferendoci a quei dilemmi etici che non sappiamo risolvere a causa dell’impressionante sottosviluppo della nostra coscienza morale. Incapaci di comprendere la giusta grammatica della vita, di fronte al debole, al disabile, al diverso non riconosciamo più la sentenza esatta: “non apprezzo la sua vita” o “non ha prezzo la sua vita”?Per favore, non chiamiamo Eluana “malata terminale”: Eluana non è terminale, proprio perciò si cerca il modo di terminarla, sospendendole il cibo e l’acqua. Senza cibo ed acqua parecchie persone effettivamente diventano terminali.E, per favore, non chiamiamola “vegetale”, perché ci sono persone e famiglie che spendono la vita per curare figli, fratelli, parenti o sconosciuti nello stesso stato e non lo fanno per la medesima passione “di chi coltiva l’orto”. Per favore, non offendiamo la dignità di chi riconosce in questi malati la propria stessa dignità. E poi se Eluana non fosse più degna di vivere una vita considerata umana, perché tentare di darle una morte degna e umana?Per favore, non chiamiamo “accanimento terapeutico” o “alimentazione forzata” il sostegno che le fornisce cibo e acqua: tanti genitori proverebbero insostenibili sensi di colpa e laceranti dubbi morali nello spendere tanto tempo con artificiali cucchiai che volano, rombando come aerei, nelle fauci riluttanti di figli inappetenti.Per favore, non parliamo di “scelta autonoma” perché qui viene terminato qualcuno proprio perché autonomo non è più: l’autonomia semmai è di qualcun altro che emette sulla ragazza un proprio giudizio di valore. E non diciamo che la scelta va considerata come attuale, autonoma e valida perché fu espressa da Eluana in tempi non sospetti: anch’io avrò detto qualche volta ai miei figli “se un giorno ragiono come i radicali, abbiate pietà, uccidetemi”, ma questo – qualora quel caso pernicioso si realizzasse - non li autorizzerebbe realmente a farlo.Infine, riconosco il dolore di un uomo distrutto, il buon signor Englaro; la Quercia Millenaria, associazione della quale faccio parte e che Lei direttore ben conosce, vive costantemente l’esperienza del dolore, proprio quello delle coppie che si trovano improvvisamente di fronte un figlio diverso dalle attese. Il figlio immaginato, il “bambino della notte”, la foto incorniciata, cede il posto ad una realtà in apparenza mostruosa. Eppure, aiutate e sostenute, queste persone vivono la loro esperienza come una grazia indimenticabile, come un’unica irripetibile occasione di essere pienamente madri e padri. Comprendo quindi il buon signor Beppino. Ma, in onestà, chiamiamo la sua “una scelta di dolore disperato”. Per favore, non chiamiamola scelta di amore.
Docente di Bioetica, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
Consigliere de “La Quercia Millenaria ONLUS”
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